PERCHÈ

CICLOPELLEGRINAGGIO TERONTOLA-ASSISI

“GINO BARTALI      POSTINO PER LA PACE”

08  SETTEMBRE  2013

 

Ascolta la voce di Bartali   "Postino per la Pace"

            Anche se brevemente, é importante ricordare, in particolare per i giovani che si allineeranno alla partenza di questo primo Ciclopellegrinaggio, sapere come e perché é intitolato "Gino Bartali Postino per la Pace".

           Di  Bartali campione sportivo  libri giornali e TV sono frequenti ricordarlo e anzi verrà ricordato, come per Fausto Coppi ed altri, finché lo sport e il Ciclismo regneranno: vale a dire SEMPRE.

Questo avvenimento sportivo, storico, culturale e sociale, che il 13 Settembre avrà come luogo di partenza Terontola ed arrivo in Assisi, vuole degnamente ricordare la parte più umana di Gino Bartali e due luoghi e parte di un percorso stradale fatto con la sua bicicletta "Legnano" negli anni bellici '43/44 partendo, come si usava a dire a quel tempo, per fare l'allenamento da Firenze a Terontola e Assisi e rientro in tarda sera.

Gino Bartali, in quel periodo di guerra, prestava servizio militare in luogo riservato ai campioni dello sport, nell’aereonautica di Firenze e sovente doveva portare documenti ai vari Distretti. Dapprima da Firenze a Genova, poi al Campo d'Aviazione in Castiglione del Lago e all'industria SAI Marchetti di Passignano. In realtà l'impegno preso da Gino Bartali, grande uomo ancor prima di essere il campione da tutti conosciuto, aveva nel suo dna i valori umani di vera fede cristiana dimostrando con la vita quotidiana di "aiutare il prossimo prima di te stesso". Non esitò un attimo quando, nei suoi frequenti colloqui con il Cardinale Elia Dalla Costa e con il Senatore Giorgio La Pira, grandi personaggi di Firenze, gli prospettarono di collaborare per poter salvare la vita ai tanti perseguitati politici dissidenti al regime, potendo portare documenti, come foto con nominativi diversi dal vero, nascondendoli, nel trasporto, dentro il tubo reggisella della sua bicicletta eludendo qualsiasi controllo.

Accettando questo incarico dimostrava di amare il prossimo più di se stesso, incurante del rischio che correva per se stesso e per la sua famiglia, ignara di tutti i suoi lunghi allenamenti in un periodo senza gare. A chi gliene chiedeva il motivo rispondeva: “Mi devo tenere in allenamento: un giorno finirà questo inferno".

Anche a guerra finita neanche i suoi più stretti amici e colleghi di allenamento, come Alfredo Martini, Fiorenzo Magni, Giovannino Corrieri, il fedelissimo di Gino ed altri, mai ebbero un cenno, una frase o parola di questo suo impegno.

In breve sintesi il viaggio che compiva: già all'alba si recava alla Curia Vescovile di Firenze per ritirare documenti, inserirli nel tubo che regge la sella e via per la strada S.Donato, Valdarno, Arezzo, Terontola con fermata dal sarto Dino Magara, un amico di Gino che aveva preparato la colazione: due fette di pane bianco con prosciutto del contadino ed un bicchiere di vino rosso. Poi ripartiva in bici fermandosi un chilometro dopo, sopra il Ponte della Variante. Lì finiva il panino, o faceva finta di gonfiare la bici, in attesa che fosse passato il treno che veniva da Assisi e che avrebbe fatto l’ultima fermata a Terontola. Poi ritornava alla Stazione appoggiava la sua Legnano ed entrava dentro il Bar a prendere il solito caffè. Il suo intento era quello di attirare l’attenzione dei tanti tifosi che sapevano del suo arrivo e nello stesso tempo distrarre la Milizia e la Polizia Tedesca che controllavano i documenti delle persone sospette: in questo modo era più sicuro poter scambiare documenti falsificati tra viaggiatori che arrivavano dal treno di Assisi e in partenza con i treni coincidenti, nell'arco di 6/7 minuti, per Roma e oltre e per Bologna, Milano, Svizzera, Udine e oltre.

Con la partenza dell'ultimo treno Gino ringraziava per il caffè offerto salutando tutti i presenti dicendo che sarebbe tornato il martedì o il venerdì successivo. Inforcava il suo cavallo d'acciaio e se girava a destra sarebbe andato a Castiglione del Lago, al Campo d'Aviazione, se girava a sinistra sarebbe andato verso Passignano per poi portarsi ad Assisi.

Ad Assisi i suoi punti di riferimento, dove lasciava foto e nominativi per i documenti da stampare falsificati, erano il Monastero di Clausura di San Quirico, dove suor Alfonsina e Suor Eleonora provvedevano a dar qualcosa da mangiare per rifocillarsi prima del suo viaggio di rientro a Firenze; oppure al convento di San Damiano dove si incontrava con padre Rufino Niccacci; o anche alla Curia Vescovile dove si incontrava con l'Arcivescovo Niccolini, fissando gli impegni successivi.

Ivo Faltoni                                   

 

 Il libro di  Paolo Alberati   GINO BARTALI “Mille Diavoli in corpo”, Giunti Editore, Firenze,  illustra alla perfezione quanto sopra accennato e così pure il film "GINO BARTALI L'INTRAMONTABILE", Produzione RAI Fiction, regista Alberto Negrin, con gli attori Pierfrancesco Favino (Gino Bartali), Nicole Grimaldi (la consorte Adriana).